Di Pesach Benson • 26 ottobre 2026
Gerusalemme, 26 ottobre 2026 (TPS-IL) — Le piante non devono sempre scegliere tra l’autoimpollinazione e l’affidarsi al polline di altre piante. Un nuovo studio condotto da ricercatori israeliani ha scoperto che le popolazioni possono mantenere entrambe le strategie riproduttive per generazioni, anche quando l’equilibrio tra di esse oscilla drasticamente, mettendo in discussione l’idea che una strategia debba alla fine prevalere.
Utilizzando simulazioni evolutive al computer, la dott.ssa Tamar Friedlander, il dott. Amit Jangid e il prof. Ohad Noy Feldheim dell’Università Ebraica di Gerusalemme hanno identificato ciò che definiscono una “modalità mista volatile”, nella quale piante capaci di autofecondarsi coesistono con piante che necessitano del polline di altri individui. Sebbene le proporzioni di ciascun tipo cambino continuamente, nessuna delle due scompare necessariamente.
«Ciò che ci ha sorpreso è stato che l’instabilità non significa necessariamente che una popolazione si stia dirigendo verso un unico stato finale», hanno affermato i ricercatori. «Nel nostro modello, le piante autocompatibili e quelle autoincompatibili possono coesistere per un periodo lunghissimo mentre le loro proporzioni cambiano continuamente, anche in assenza di fluttuazioni nelle condizioni esterne».
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista sottoposta a revisione paritaria PRX Life.
L’autofecondazione consente a una pianta di riprodursi senza fare affidamento sul polline di un altro individuo, il che rappresenta un vantaggio quando i partner o gli impollinatori scarseggiano. Tuttavia, ripetute autofecondazioni possono aumentare il rischio che mutazioni genetiche dannose colpiscano la prole, un problema noto come depressione da consanguineità.
Altre piante utilizzano un meccanismo genetico chiamato autoincompatibilità per riconoscere e respingere il proprio polline. Questo favorisce la fecondazione incrociata e aiuta a preservare la diversità genetica. Il meccanismo si verifica in circa il 40% delle famiglie di piante, compresi i gruppi che contengono colture come mele, pere, agrumi, patate e caffè.
Le alterazioni genetiche possono compromettere questo meccanismo, quindi le popolazioni possono contenere sia piante autocompatibili sia piante autoincompatibili.
Una terza possibilità
Gli scienziati hanno a lungo dibattuto se tali popolazioni miste siano temporanee, con una strategia destinata a prevalere sull’altra, o se possano mantenere un equilibrio stabile. Le simulazioni suggeriscono una terza possibilità: le popolazioni possono rimanere miste per lunghi periodi senza stabilizzarsi su proporzioni fisse.
I ricercatori hanno variato due fattori: i costi genetici dell’autofecondazione e la tolleranza del sistema molecolare che le piante utilizzano per riconoscere il polline accettabile. Questo ha permesso loro di mappare quando le popolazioni avrebbero avuto probabilità di diventare interamente autocompatibili, interamente autoincompatibili o di rimanere miste.
Le simulazioni hanno anche prodotto un risultato controintuitivo. Quando gli impollinatori scarseggiano, le piante ricevono meno polline dalle altre, il che apparentemente conferisce un vantaggio all’autofecondazione. Eppure il modello ha dimostrato che la limitazione del polline potrebbe ampliare le condizioni in cui l’autoincompatibilità persiste. I ricercatori hanno attribuito questo fenomeno alle diverse pressioni evolutive sulle componenti maschili e femminili del sistema di autoincompatibilità.
I risultati potrebbero aiutare gli scienziati a prevedere come le piante selvatiche e le colture agricole reagiscono al calo delle popolazioni di impollinatori e al mutare delle condizioni ambientali. Potrebbero inoltre aiutare gli agricoltori e i coltivatori a gestire l’impollinazione in colture come mele, pere e agrumi, preservando al contempo la diversità genetica.
Lo studio suggerisce inoltre che i cambiamenti evolutivi tra le strategie riproduttive non sono necessariamente irreversibili. Le popolazioni che si sono spostate verso l’autofecondazione potrebbero in seguito tornare a favorire la fecondazione incrociata.
I ricercatori hanno sottolineato che i loro risultati sono teorici. Sebbene popolazioni miste siano state osservate in natura, sono necessari studi sul campo a lungo termine per stabilire se la modalità mista volatile si verifichi nelle popolazioni selvatiche.




