Di Pesach Benson • 19 marzo 2026

Gerusalemme, 19 marzo 2026 (TPS-IL) — Perché le persone inseguono un buon pasto, si innamorano o continuano a scorrere i contenuti fino a tarda notte? Per decenni, gli scienziati hanno detto che è perché queste cose danno piacere. Ma un nuovo studio suggerisce che qualcosa di molto più pratico potrebbe guidare il nostro comportamento: non il piacere, ma il costante sforzo del cervello per gestire l’energia del corpo.

Un nuovo studio israeliano sta mettendo in discussione una delle idee più familiari delle neuroscienze: che il sistema di ricompensa del cervello esista per farci provare piacere.

Invece, gli scienziati dell’Università Ebraica di Gerusalemme affermano che il sistema potrebbe avere uno scopo più pratico: aiutare il corpo a gestire la propria energia.

Lo studio, guidato da Matan Cohen e dalla Professoressa Shir Atzil, suggerisce che sostanze chimiche come la dopamina e gli oppioidi non siano principalmente segnali di “benessere”. Piuttosto, aiutano il corpo a decidere quando spendere energia e quando conservarla.

“Ci è stata raccontata a lungo una storia semplice sulla ricompensa,” hanno scritto gli autori, riferendosi all’idea comune che la dopamina guidi il desiderio mentre gli oppioidi creano piacere. “Ma questa visione incentrata sul piacere ha un difetto importante: non spiega perché queste stesse sostanze chimiche siano attive durante lo stress, il dolore o persino le risposte immunitarie.”

I ricercatori sostengono che il cervello gestisce costantemente quello che chiamano un bilancio energetico. Ogni azione — pensare, muoversi, persino mantenere il battito cardiaco — richiede energia, e usarla in modo efficiente può essere fondamentale per la sopravvivenza.

Secondo questo modello, la dopamina agisce come un segnale di “via libera”, preparando il corpo a rispondere alle sfide aumentando l’allerta e mobilitando le risorse. Gli oppioidi agiscono come un segnale di “rallentamento”, aiutando il corpo a tornare a uno stato stabile e a risparmio energetico una volta superata la sfida.

“La ricompensa è un meccanismo biologico misurabile volto a ottimizzare la gestione energetica,” ha affermato Atzil. “Questo è un principio evolutivo di base che unisce la regolazione fisiologica, l’apprendimento e il comportamento.”

Lo studio riformula anche la motivazione. Invece di agire perché qualcosa dà piacere, le persone potrebbero agire perché il corpo percepisce un bisogno che richiede energia per essere risolto.

Quando il corpo affronta una sfida — come stress o cambiamenti nella glicemia — deve rispondere, il che comporta un costo energetico. I ricercatori descrivono questo come “sforzo”. Quando il problema viene risolto e il corpo può tornare all’equilibrio, risparmia energia. Quel risparmio, o “guadagno”, è ciò che il cervello tratta come ricompensa.

Nel tempo, il cervello impara a ripetere le azioni che riducono i costi energetici ed evitare quelle che sprecano energia, plasmando il comportamento attorno all’efficienza piuttosto che al piacere.

“Invece di considerare la dopamina e gli oppioidi come segnali di piacere, proponiamo che funzionino come componenti di un sistema di regolazione fisiologica che ottimizza la spesa energetica nel tempo,” ha affermato Cohen.

Questo quadro potrebbe anche spiegare perché queste sostanze chimiche sono coinvolte in sistemi come la digestione, la respirazione e le risposte immunitarie, suggerendo che svolgano un ruolo più ampio nel mantenimento dell’equilibrio in tutto il corpo.

Potrebbe persino rimodellare il modo in cui gli scienziati comprendono esperienze complesse come la musica, le relazioni e i legami sociali, che potrebbero riflettere comportamenti appresi che migliorano l’efficienza del corpo nel tempo.

Se il sistema di ricompensa del cervello riguarda davvero la gestione dell’energia piuttosto che la produzione di piacere, potrebbe rimodellare il modo in cui i medici affrontano la salute mentale e la dipendenza. Condizioni come depressione, dipendenza, obesità e diabete potrebbero essere meglio comprese come interruzioni nel modo in cui il cervello regola l’energia del corpo, non semplicemente squilibri dell’umore o della ricompensa. Ciò potrebbe spostare il trattamento verso la stabilizzazione dei sistemi sottostanti — inclusi metabolismo, ormoni dello stress, sonno e infiammazione — accanto alla tradizionale cura psichiatrica.

Nella dipendenza, il modello suggerisce che droghe e comportamenti compulsivi possano servire come modi a breve termine per gestire lo stress fisiologico o i deficit energetici. Le terapie future potrebbero concentrarsi meno sulla soppressione delle voglie e più sull’affrontare i bisogni biologici che quei comportamenti cercano di soddisfare.

I risultati indicano anche cambiamenti pratici nella salute e nel comportamento quotidiani. Abitudini come sonno, dieta, esercizio fisico e gestione dello stress possono modellare direttamente la motivazione e il processo decisionale influenzando il bilancio energetico del corpo. Progettare ambienti e routine che riducano l'”attrito” — ad esempio, semplificando le scelte salutari o costruendo routine coerenti — potrebbe rendere più facile sostenere il cambiamento comportamentale a lungo termine.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista peer-reviewed Neuroscience & Biobehavioral Reviews.