Di Pesach Benson • 22 gennaio 2026
Gerusalemme, 22 gennaio 2026 (TPS-IL) — La vita oltre la Terra potrebbe esistere in luoghi molto più strani di quanto gli scienziati pensassero, suggerisce un nuovo studio. Mondi precedentemente scartati come troppo caldi, troppo freddi o permanentemente bui potrebbero ancora ospitare acqua liquida, l’ingrediente chiave per la vita.
Per decenni, gli astronomi hanno cercato pianeti nella “zona abitabile”, un anello stretto attorno a una stella dove le temperature consentono all’acqua di rimanere liquida. All’interno del sistema solare, la zona abitabile si estende approssimativamente dall’orbita della Terra a quella di Marte. Eppure molti esopianeti ora scoperti non rientrano perfettamente in questo quadro. Alcuni orbitano attorno a stelle molto diverse dal sole, mentre altri si trovano molto più vicini o più lontani dalla loro stella rispetto a quanto consenta la zona abitabile tradizionale.
Un nuovo studio del Prof. Amri Wandel, astrofisico dell’Università Ebraica, mette in discussione le ipotesi alla base di questa definizione classica. Pubblicata sulla rivista peer-reviewed The Astrophysical Journal, la ricerca si concentra sui pianeti bloccati marealmente, ovvero mondi che mostrano sempre la stessa faccia alla loro stella. Un lato sperimenta la luce diurna permanente, mentre l’altro rimane in una notte eterna. Fino ad ora, si presumeva che il lato oscuro fosse ghiacciato, rendendolo improbabile per ospitare acqua o vita.
L’analisi di Wandel suggerisce il contrario. Utilizzando un modello che traccia le temperature su un pianeta bloccato marealmente, lo studio rileva che il calore dal lato diurno può fluire verso il lato notturno, mantenendo alcune regioni abbastanza calde per l’acqua liquida. Ciò potrebbe verificarsi anche su pianeti che orbitano molto vicini a stelle più fredde, come le nane M e K, precedentemente considerate troppo calde per l’acqua superficiale. “I nostri risultati mostrano che l’acqua liquida può esistere sul lato oscuro dei pianeti bloccati marealmente”, ha affermato Wandel. “Ciò espande gli ambienti in cui possono esistere condizioni favorevoli alla vita, ben oltre quanto previsto dalla zona abitabile tradizionale.”
La ricerca estende anche la zona abitabile verso l’esterno. Sui pianeti lontani dalla loro stella, un tempo considerati troppo freddi, l’acqua liquida potrebbe sopravvivere sotto spessi strati di ghiaccio in laghi subglaciali o intraglaciali. “I pianeti che appaiono ghiacciati in superficie potrebbero nascondere acqua liquida al di sotto”, ha spiegato Wandel. “Questi serbatoi nascosti potrebbero essere potenziali habitat per la vita, ampliando drasticamente il numero di mondi degni di indagine.”
I risultati aiutano anche a dare un senso alle recenti osservazioni del James Webb Space Telescope, che ha rilevato vapore acqueo e altri gas nelle atmosfere di Super-Terre calde e vicine che orbitano attorno a stelle nane M, pianeti precedentemente ritenuti al di fuori del raggio di sicurezza per l’acqua.
Sfidando le vecchie regole su dove possano esistere condizioni favorevoli alla vita, lo studio di Wandel riformula la ricerca di mondi abitabili. “L’universo potrebbe essere molto più accogliente per la vita di quanto abbiamo immaginato”, ha detto.
I pianeti un tempo considerati troppo estremi — troppo caldi, troppo freddi o esposti a un’oscurità permanente — potrebbero ora essere considerati candidati promettenti nella caccia alla vita oltre il sistema solare. Mentre gli astronomi continuano a esplorare mondi distanti, i risultati suggeriscono che la mappa cosmica degli habitat potenziali potrebbe essere molto più grande di quanto si credesse in precedenza.
I risultati potrebbero aiutare gli astronomi a focalizzare la loro ricerca di vita identificando pianeti che erano stati precedentemente scartati come troppo caldi, troppo freddi o permanentemente bui. Affinando i modelli climatici planetari, lo studio fornisce un quadro più chiaro di come il calore e l’acqua potrebbero comportarsi su questi mondi insoliti, migliorando le previsioni su quali pianeti potrebbero sostenere la vita. Lo studio potrebbe anche far luce sulle dinamiche climatiche estreme sulla Terra.




