Di Pesach Benson • 18 dicembre 2025
Gerusalemme, 18 dicembre 2025 (TPS-IL) — Un minuscolo interruttore virale scoperto da scienziati israeliani e americani potrebbe aprire un nuovo fronte nella lotta contro le infezioni resistenti agli antibiotici, una minaccia per la salute globale che si prevede ucciderà fino a 10 milioni di persone all’anno entro il 2050. Scienziati dell’Università Ebraica di Gerusalemme hanno rivelato che i batteriofagi — virus che infettano i batteri — utilizzano una piccola molecola di RNA per dirottare le cellule batteriche, un meccanismo mai descritto prima, offrendo nuove prospettive per future terapie basate sui fagi.
Lo studio, guidato dalla Dott.ssa Sahar Melamed e dal suo team, tra cui lo studente di dottorato Aviezer Silverman, la studentessa MSc Raneem Nashef e la biologa computazionale Reut Wasserman, in collaborazione con il Prof. Ido Golding dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign, si è concentrato su un minuscolo RNA virale chiamato PreS. A differenza della maggior parte delle ricerche precedenti, che si concentravano sulle proteine virali, questo studio ha dimostrato che anche uno dei fagi più studiati, il lambda, utilizza l’RNA per manipolare direttamente l’espressione genica batterica.
“Questo piccolo RNA conferisce al fago un ulteriore livello di controllo”, ha affermato Melamed. “Regolando i geni batterici essenziali nel momento esatto, il virus aumenta le sue possibilità di replicazione di successo. Ciò che ci ha stupito di più è che il fago lambda, studiato da oltre 75 anni, nasconde ancora segreti. La scoperta di un inaspettato regolatore dell’RNA in un sistema così classico suggerisce che abbiamo afferrato solo un filo di quella che potrebbe essere una rete molto più ricca di controllo mediato dall’RNA nei fagi.”
I ricercatori hanno scoperto che PreS agisce come un “interruttore” molecolare all’interno dei batteri infetti, prendendo di mira specifici RNA messaggeri batterici. Un bersaglio chiave è il messaggio che codifica per DnaN, una proteina essenziale per la replicazione del DNA. PreS si lega a una porzione normalmente ripiegata di questo mRNA, la dispiega e rende più facile per il macchinario batterico di produzione proteica tradurla. Il risultato è una maggiore quantità di proteina DnaN, una più rapida replicazione del DNA virale e un’infezione più efficiente. Quando PreS viene rimosso o il suo sito di legame viene interrotto, il fago si indebolisce, si moltiplica più lentamente e la sua fase distruttiva viene ritardata.
“Questo meccanismo non era mai stato osservato prima nei fagi”, ha affermato Silverman. “Dimostra che anche le molecole virali più piccole possono svolgere un ruolo decisivo nell’infezione, conferendo al virus un vantaggio sottile ma potente sul suo ospite.”
La scoperta è particolarmente sorprendente perché i piccoli RNA non erano precedentemente considerati attori principali nella biologia dei fagi. Eppure PreS è altamente conservato in virus correlati, suggerendo che molti fagi potrebbero condividere un “kit di strumenti” nascosto di regolatori dell’RNA, un campo che gli scienziati stanno solo iniziando a esplorare.
Comprendere come i fagi controllano le cellule batteriche è cruciale sia per la biologia fondamentale che per le potenziali applicazioni mediche. Con la crescente resistenza agli antibiotici in tutto il mondo, la terapia fagica — l’uso di virus per attaccare selettivamente i batteri — sta guadagnando attenzione come alternativa flessibile e mirata ai farmaci convenzionali. Scoperte come PreS forniscono un progetto per la progettazione di fagi più intelligenti che siano più sicuri, più prevedibili e più efficaci nel combattere le infezioni resistenti ai farmaci.
“Anche le molecole virali più piccole possono avere un enorme impatto sul successo di un’infezione”, ha affermato Melamed. “Imparando come i fagi manipolano i loro ospiti a questo livello microscopico, possiamo iniziare a ingegnerizzare virus che siano sia potenti che precisi nella lotta contro la resistenza agli antibiotici.”
Comprendere come PreS manipola le cellule batteriche potrebbe aiutare gli scienziati a progettare terapie fagiche più intelligenti, più efficienti nel colpire batteri dannosi, in particolare ceppi resistenti agli antibiotici. Sfruttando questi meccanismi basati sull’RNA, i ricercatori potrebbero sviluppare trattamenti di precisione in grado di attaccare infezioni multiresistenti ai farmaci che gli antibiotici convenzionali non possono affrontare.
Oltre alla medicina, i risultati potrebbero avere anche applicazioni nella biologia sintetica, consentendo l’uso di fagi o batteri ingegnerizzati in processi industriali, gestione del microbioma o controllo dei biofilm, trasformando una strategia virale un tempo nascosta in uno strumento versatile sia per la salute che per la tecnologia.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista peer-reviewed Molecular Cell.




