L’accusa modificata, presentata dall’avvocato Roi Reis dell’Ufficio del Procuratore Distrettuale Centrale, afferma che l’imputato si è fotografato con una pistola che deteneva senza licenza, con il dito sul grilletto, guardando seriamente verso la telecamera.
Successivamente, l’imputato ha pubblicato la foto sul suo account Facebook, scrivendo accanto ad essa: “Bennett = proiettile, Bibi = simbolo, scriba e medaglia d’oro”. L’imputato ha persino impostato questo post minatorio come immagine di sfondo permanente sul suddetto account Facebook.
L’imputato ha agito sullo sfondo di notizie mediatiche dell’epoca, secondo cui Bennett e sua moglie avevano ricevuto una busta contenente una lettera di minaccia di morte insieme a un proiettile, e di conseguenza la sicurezza dell’allora primo ministro era stata aumentata.
Questa vicenda è poi sfociata in un procedimento penale, in cui Ilana Sporta è stata condannata per estorsione con minacce e a diciotto mesi di reclusione effettiva.
Nella fase della sentenza, l’Ufficio del Procuratore Distrettuale Centrale ha richiesto che l’imputato fosse condannato a una pena significativa di 30 mesi di reclusione effettiva.
Il Tribunale Distrettuale (a nome della giudice Me’irav Greenberg) ha condannato l’imputato, come dichiarato, a 18 mesi di reclusione effettiva e a una pena sospesa, stabilendo che “…una minaccia rivolta a una figura pubblica in relazione al suo ruolo non si limita a una minaccia contro l’individuo privato a cui è diretta, ma danneggia l’ordine di governo e le fondamenta del regime. Rivolgere una minaccia a un funzionario eletto cerca di influenzare le sue azioni, compromettere il suo giudizio e, di conseguenza, danneggiare il processo democratico, l’elettorato e la corretta amministrazione.”
Il Tribunale Distrettuale ha inoltre stabilito che “l’eco di minacce e diffamazioni contro figure pubbliche può incentivare altri a commettere reati simili e persino, Dio non voglia, legittimare, specialmente per persone con opinioni estreme, a portare a termine le minacce e usare violenza effettiva. Queste questioni acquistano un peso maggiore nel presente caso, poiché non sono state commesse nel vuoto ma come continuazione diretta di altre minacce palesi e gravi contro l’allora Primo Ministro e la sua famiglia.”
L’avvocato Roi Reis dell’Ufficio del Procuratore Distrettuale Centrale ha dichiarato dopo il verdetto: “L’imputato ha scelto di pubblicare una minaccia palese contro l’allora Primo Ministro sui social media durante un periodo delicato. Una pubblicazione minatoria, inclusa l’esibizione di un’arma e la minaccia di danni fisici e persino di sparare a un funzionario eletto, è un atto grave, e la corte ha sottolineato nella sua decisione la gravità e le potenziali conseguenze. Di conseguenza, la corte ha condannato l’imputato a una significativa pena detentiva.”

