Di Pesach Benson • 20 ottobre 2026

Gerusalemme, 20 ottobre 2026 (TPS-IL) — Decenni di ricerca hanno rivelato molto sulla malattia di Alzheimer, eppure gli scienziati non comprendono ancora appieno perché colpisca i pazienti in modo così diverso. Un nuovo studio propone un quadro computazionale che potrebbe aiutare i ricercatori a collegare i risultati di diversi campi e a costruire un’immagine più completa della malattia.

Ricercatori da Israele e dagli Stati Uniti sostengono che studi genetici, biologici e cognitivi abbiano spesso esaminato l’Alzheimer da prospettive separate. Collegando modelli informatici specializzati, sperano di identificare relazioni che potrebbero aiutare a spiegare le differenze tra i pazienti e, infine, informare studi clinici e trattamenti più mirati.

Lo studio è stato guidato dal Prof. Shahar Arzy dell’Università Ebraica di Gerusalemme, con contributi dello scienziato informatico Barak Raveh e del Prof. Gad Marshall della Harvard Medical School. I ricercatori sostengono che nessun singolo modello può catturare adeguatamente la complessità della malattia di Alzheimer.

La malattia di Alzheimer, la principale causa di demenza a livello mondiale, colpisce milioni di persone. È associata all’accumulo anomalo di proteine amiloidi e tau nel cervello. Anche infiammazioni, danni vascolari, disturbi metabolici e altri processi biologici possono contribuire al suo sviluppo e alla sua progressione. I pazienti possono manifestare combinazioni variabili di perdita di memoria, difficoltà linguistiche, disorientamento e cambiamenti comportamentali, oltre a problemi di elaborazione visiva o di processo decisionale.

“Ciò significa che due persone che ricevono la stessa diagnosi di malattia di Alzheimer potrebbero in realtà sperimentare combinazioni molto diverse di cambiamenti biologici e cognitivi”, ha detto Arzy.

“Invece di cercare una singola spiegazione che si adatti a ogni paziente, dobbiamo comprendere il profilo individuale della malattia”, ha aggiunto.

Per affrontare questa complessità, i ricercatori propongono un metodo noto come metamodellazione. Anziché tentare di costruire un unico modello enorme che incorpori ogni informazione disponibile, l’approccio collegherebbe modelli informatici specializzati che esaminano scansioni cerebrali, informazioni genetiche, cambiamenti molecolari, sintomi cognitivi e altri fattori. Collegamenti matematici tra i modelli potrebbero aiutare i ricercatori a indagare come questi diversi elementi si relazionano tra loro.

Se sviluppato e convalidato, il quadro potrebbe aiutare i ricercatori a indagare perché l’Alzheimer progredisce in modo diverso tra i pazienti, a identificare schemi associati a diversi profili della malattia e a esaminare come i processi biologici interagiscono.

Potrebbe anche consentire ai ricercatori di modellare scenari di trattamento ipotetici ed esplorare se pazienti con caratteristiche biologiche simili potrebbero rispondere in modo diverso a interventi particolari. Tali scoperte potrebbero contribuire a informare la ricerca futura e la progettazione di studi clinici, sebbene l’utilità del quadro dipenderebbe da ulteriore sviluppo e test.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista peer-reviewed, Brain.